Comune di Altare

Via Annibale Restagno 2
17041 Altare (SV)

Numeri utili 
Centralino 019 58005
Fax 019 58071

www.comune.altare.sv.it 

ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

LUOGHI CONSIGLIATI

  • Bocchetta di Altare

  • Museo dell’Arte Vetraria Altarese – Villa Rosa

  • Monastero Induista Svami Gitananda Ashram Marici

  • Villa Agar

  • Villa Bordoni

  • Chiesa parrocchiale di Sant’Eugenio

  • Chiesa della Santissima Annunziata

  • Chiesa di Nostra Signora dei Prati

  • Oratorio di San Sebastiano

  • Oratorio di San Rocco

  • Forte di Altare

  • Trattoria Locanda San Rocco – via Restagno Annibale, 1 –  Tel. 019 58256

  • Ristorante Quintilio – Via Antonio Gramsci, 23 – Tel. 019 58000

  • Trattoria K2 – SP5 – Tel. 019 58086

  • Pizzeria La Reggia –  Via XXV Aprile, 20 – Tel. 019 204 4276

  • Antica Locanda Da Lella – Affittacamere Di Sabina Bormioli – Via Roma, 57 – Tel. 339 689 2917

Attendere prego...
Attendere prego
Chiudi
Hai selezionato
X
Ricerca in
Comuni
Ristorazione
Alloggi
Parchi
Terme
Monumenti
Natura
Neve
Negozi

Pubblicato in Comuni tappa ABT
Leggi tutto...
Venerdì, 31 Luglio 2015 07:38

Zaccanesca

Zaccanesca è un antico borgo situato nel comune di San Benedetto Val di Sambro, ad oggi si presenta di dimensioni contenute, ma in antichità non era così. Nel pieno medioevo qusto luogo era menzionato con il toponimo di Caccianesca, Casavesca ed in alcuni casi anche curiosamente come Cacianca.

Lo studioso Casini ricorda che intorno alla metà dell'ottocento questo borgo risultava essere frazione e parrocchia del comune di Pian del Voglio.

L'abitato di Zaccanesca viene menzionato sui documenti più antichi, di natura notarile, a partire dall'anno 1223.

La sua Chiesa venne ristrutturata più volte e durante i lavori eseguiti nel 1730 si aggiunse al corpo originario la cappella detta del Crocifisso. Anche recentemente intorno alla metà degli anni sessanta è stata consolidata e per occasione si ricostruì interamente la graziosa facciata. La torre campanaria conserva un disegno di foggia romanica. Questa risulta essere più recente rispetto al corpo della chiesa in quanto venne innalzata con le generose offerte dei parrocchiani nell'anno 1826. Ancora oggi si può scorgere nell'architrave della canonica, una incisione operata a scalpello che reca alcune iniziali e la data del 1689. Peraltro in alcuni caseggiati si possono scorgere, in particolar modo nelle cantonate d'angolo, le caratteristiche ruote raggiate, tipico elemento che richiama l'opera locale dei valenti maestri comacini.

 

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Giovedì, 15 Gennaio 2015 10:27

Stagno

(foto di Appennino Tosco Emiliano - Facebook)


E' un piccolo borgo quattrocentesco, arroccato attorno alla chiesa, che fu sede di un potente castello.

Stagno rappresenta un esempio unico di architettura appenninica: i tetti ricoperti con lastre di arenaria, i portali e le finestre, i portichetti, le iscrizioni sulle pietre, danno al visitatore la sensazione di fare un viaggio a ritroso nel tempo.

La chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, edificata come semplice oratorio nel 1570 e diventata parrocchiale nel 1840, è caratterizzata da due irte scalinate di accesso che separavano, nell'ingresso al luogo Sacro, gli uomini dalle donne.



Dove si trova:

Località Stagno - 40032 Camugnano (BO)
ITALIA





Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Venerdì, 24 Ottobre 2014 08:39

Casa Forte della Serra

La Casa Forte della Serra, è quanto resta di un fortilizio che gli Alberti costruirono agli inizi del Trecento per resistere al governo di Bologna (che se ne impadronì più volte). Della primitiva costruzione restano parti di muro e alcuni archi gotici, tra cui il portale, che reca in chiave di volta la stella dei maestri comacini attivi nel Tre-Quattrocento nell'Appennino; il portale in alto, anch'esso comacino, è invece della metà del Quattrocento.
 


Dove si trova:

località Le Mogne - 40032 Camugnano (BO)
ITALIA





 

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Venerdì, 24 Ottobre 2014 08:26

Chiesa della Beata Vergine del Cigno

Località Mogne - 40032 Camugnano (Bo)
Per maggiori informazioni www.comunecamugnano.gov.it Tel. 0534 41711 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Su uno sperone roccioso che segna il corso del torrente Brasimone, la piccola chiesa della Beata Vergine del Cigno, sorge sui resti di una costruzione altomedievale in pietra, forse una fortificazione a torre, di cui si conservano tratti di muri di fondazione. Una prima chiesa fu costruita nel 1521, ma l'aspetto attuale risale agli anni 1786-1789. Vi si venerava l'immagine in terracotta della Madonna del Carmine, conservata oggi nella chiesa di S. Michele Arcangelo. 

La dedica all'edificio deriva dallo sperone di roccia su cui venne costruita, formato da lastre di arenaria che precipitavano nella gola formata dal torrente Brasimone.
L'intitolazione potrebbe derivare proprio da questi cosiddetti "cinghi", come sinonimo di "cigli" dal latino cilium che successivamente venne storpiato in italiano in "Cigno".

INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

L'area è accessibile senza prenotazione ne' biglietto.

Attendere prego...
Attendere prego
Chiudi
Hai selezionato
X
Ricerca in
Comuni
Ristorazione
Alloggi
Parchi
Terme
Monumenti
Natura
Neve
Negozi

Vicino a Prato 55 km
Vicino a Bologna 61 km

Hai un'azienda in Appennino? 
Scegli una vetrina per farti conoscere! 


Scopri di più su come entrare in Vivi Appennino

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Venerdì, 24 Ottobre 2014 07:57

Baigno e il doccione

Si hanno notizie della sua comunità a partire dal XIV - XV secolo, ma la chiesa di S. Stefano, è ricordata già nel 1148. Questa si presenta oggi in un barocco molto misurato, dovuto all'ampliamento del 1632 e conserva pregevoli dipinti tra cui alcuni delle scuole di Guido Reni e del Guercino. 

Non lontano, la tipica fontana del Doccione, un tempo il cuore di Baigno, testimonia le antiche usanze di attingere acqua, fare il bucato, abbeverare il bestiame ed anche di affilare gli attrezzi da taglio: restano ancora antiche abrasioni sulle sponde in pietra arenaria. 

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Mercoledì, 02 Aprile 2014 14:25

Il Ponte ai Cinghi

Nel comune di Castel di Casio (BO), nella frazione di Suviana, proprio sotto il lago si trova un ponte assai importante.
E' possibile ammirarlo dalla sommità della diga; esso è un bel ponte a schiena d'asino detto Ponte dei Cinghi di Suviana salvato durante la costruzione del bacino idroelettrico.

Fu costruito nel 1766 su disegno dell'architetto Giovanni Giacomo Dotti, figlio del più famoso Carlo Francesco progettista del Santuario di San Luca a Bologna, ed appaltato dal Senato bolognese a Giovanni Pellegrino Comelli che si offrì di anticipare parte delle spese necessarie alla costruzione.
Nel posto in cui sorge esisteva precedentemente un altro ponte di Matteo Acquafresca costruito nel 1710 e crollato qualche decennio dopo.




Dove si trova:

località Suviana - 40032 Castel di casio (BO)
ITALIA





 

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Mercoledì, 02 Aprile 2014 14:02

Strada Romana Flaminia Militare

Costruita per scopi strategico – militari seguiva la sommità delle dorsali per dominare agevolmente il territorio, evitare imboscate ed attraversamenti di corsi d’acqua. Il nome di Flaminia Militare, attribuito alla strada da Santi e Agostini, oltre a distinguerla dalla via Flaminia, è dovuto anche al probabile utilizzo predominante per il transito veloce delle legioni tra Fiesole e Bologna.


DOVE

Appennino Tosco-emiliano
Anticamente collegava Bologna ad Arezzo


 ALTRE INFORMAZIONI

 legambientessr.blogspot.it

La via Flaminia Militare è un'antica strada romana, voluta dal Senato Repubblicano e costruita dai Legionari e schiavi Liguri al comando del Console Caio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) ed Aretium (Arezzo), la cui esistenza ci è unicamente tramandata da Tito Livio.

Il nome Flaminia Militare è stato assegnato dagli studiosi per distinguerla dalla via Flaminia tracciata nel 220 a.C. dal padre di Caio Flaminio, Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con Rimini. 

Il tratto compreso tra il passo della Futa ed il paese di Madonna dei Fornelli è anche noto come 'strada della Futa' o 'strada della Faggeta'.

La costruzione della Flaminia Militare è contemporanea alla via Emilia costruita dall'altro Console Marco Emilio Lepido; lo scopo del Senato era quello di istituire una rete stradale per permettere veloci collegamenti militari tra Piacentia, Bonomia, Ariminum (Rimini). Aretium (Arezzo) e Roma, per rendere sicuri i territori emiliani e romagnoli dopo la loro conquista ai danni dei Celti e controllare, la dorsale appenninica prima occupata dalle tribù Liguri, poi sconfitti, assoggettati e resi schiavi, nello stesso 187 a.C.

Contrariamente alla via Emilia, la Flaminia Militare perdette progressivamente importanza per il consolidarsi della presenza romana nei territori emiliani e con l'affermarsi di Florentia su Arretium nel versante toscano, venendo meno la sua utilità militare.

Sull'esatto percorso per lungo tempo sono state avanzate 2 diverse ipotesi: la prima "Flaminia Militare" che utilizza il tracciato del crinale tra i torrenti Savena e Setta verso il passo della Futa; la seconda "Flaminia minor", basata principalmente su di una serie di toponimi, ipotizza un percorso più a est, sui crinali del torrente Idice e Sillaro verso il passo del Giogo di Scarperia, lungo un tracciato costellato di ritrovamenti archeologici di insediamenti etruschi e romani per Mugello e Casentino.

Nell'agosto del 1979 Franco Santi e Cesare Agostini, due archeologi dilettanti originari di Castel Dell'Alpi, che sulla base della citazione di Tito Livio e delle testimonianze orali si erano messi alla ricerca della strada, hanno riportato alla luce il primo tratto di basolato (il tipico selciato romano) nascosto sotto circa 60 cm di terra e foglie accumulatesi nei 22 secoli, alle pendici del Monte Bastione, alcuni chilometri a nord del passo della Futa, aprendo un periodo di studi, dibattiti ed ulteriori scoperte archeologiche per un complesso di 7 siti archeologici.

Si tratta di un ritrovamento eccezionale anche in relazione al fatto che generalmente i romani utilizzavano il basolato solamente per le strade urbane, mentre quelle extraurbane erano solitamente con il "glareum", cioè l'odierna strada bianca in ghiaia. L'ipotesi di Santi e Agostini è che trattandosi di un terreno argilloso, non calcareo su di un passo appenninico, i romani avessero deciso di realizzare una pavimentazione solida per garantire la transitabilità in tutti i periodi dell'anno.

Nel corso delle varie campagne di scavo realizzate negli ultimi 35 anni, sono stati individuati vari tratti di basolato, alcuni dei quali perfettamente conservati, per un totale dei diversi siti di 12 chilometri, principalmente in alta quota sopra i 1000 metri. Proprio questa caratteristica del tracciato può presumibilmente essere causa dell'abbandono, date le evidenti problematiche nei mesi invernali. E' da ritenere fondata l'ipotesi che esistano sotto terra altri tratti di basolato, ancora da scoprire.

Da alcuni anni LEGAMBIENTE ha adottato la strada romana, formando un gruppo di Guide Volontarie, che conducono con passione i visitatori ed escursionisti nei boschi per ammirare i basolati, che ogni anno vengono puliti e ben conservati per tramandare la storia del nostro Appennino tosco-emiliano. Recentemente sono state collocate tre bacheche con cartelli segnaletici e informativi sui quadrivi stradali a Monte Bastione, Madonna dei Fornelli e Pian del Voglio, utili per la conoscenza dei percorsi per della strada romana.

Il percorso transappenninico

Questa strada in sostanza, partendo da Bologna, si portava sul crinale a Paderno, poi lo seguiva sempre fino al valico della Futa attraversando Pieve del Pino, le pendici di monte Adone, Brento, Monterumici, Monzuno, Monte Venere e Monte Galletto, Madonna dei Fornelli, Monte dei Cucchi, Pian di Balestra, monte Bastione, monte Poggiaccio, Poggio Castelluccio, il passo della Futa, monte Poggione nel Mugello, fino a Fiesole. Da questa città fino ad Arezzo i saggi di scavo sono stati più problematici per la presenza di proprietà private recintate. La situazione dei luoghi non ha tuttavia impedito di effettuare prospezioni che hanno fatto intuire l'intero tracciato romano.

 

Per visitare la strada romana

A piedi, percorrendo in parte la “Via degli Dei” (percorso segnato da sentieri CAI, carrarecce e qualche tratto di asfalto, che unisce Bologna a Fiesole) e che tocca in sequenza tutti i siti archeologici, segnati in giallo nella cartina accanto. È percorribile tutto l’anno da escursionisti opportunamente preparati e attrezzati, tenendo conto che i tratti visibili dei basolati si trovano ad una quota variante tra i 900 e i 1200 metri sul livello del mare, in zone disabitate e boscose.

Circolo LEGAMBIENTE SettaSamoggiaReno

Via Agucchi n. 84 / 10° A - 40133 - Bologna - telefono 051.4141070 - fax 051.311712

cellulare: claudio 348.5618663 – e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

e-mail circolo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Circolo Legambiente Setta Samoggia Reno

Via Agucchi n. 84 / 10° A
40133 - Bologna
Tel. 051 4141070

Altri percorsi in Appennino

Filter has no result

Pubblicato in Sport e Trekking
Leggi tutto...
Giovedì, 26 Settembre 2013 08:16

Iano

Girasoli e castagneti, così si presenta la strada che porta a Jano, un piccolo borgo di edifici che conserva ancora le tipiche caratteristiche dei nuclei abitati dei secoli passati ed è particolarmente suggestivo per la sua architettura e collocazione.

Jano, località nota fin dal XVI secolo come Agnàno, si sviluppa in una borgata formata principalmente dalla chiesa parrocchiale di San Pietro di Jano e da un basamento trecentesco detto “La Torre”, probabilmente la parte meridionale, insieme alle altre case in pietra dell’antico borgo, di una rocca medioevale (costruita sul monte detto Castellaccio). La località, che potrebbe aver derivato il suo nome dal dio Janus, si raggiunge per una ripida strada a tornanti strettissimi e offre un ampio panorama, particolarmente suggestivo in autunno, verso la valle e il Contrafforte Pliocenico.

La chiesa di San Pietro, citata in un elenco nonantolano del 1396, la cui facciata è stata ricostruita nel 1640 assieme al campanile, spicca per il suo colore rosso intenso.
All’interno l’edificio è dotato di tre altari, e conserva una pregevole statua della Madonna del Rosario, opera di Filippo Scandellari e una Via Crucis di Francesco Caroli.


Tra gli edifici più interessanti la duecentesca Torre e il piccolo borgo adiacente, con le case di sasso ben coservate e restaurate. Nel medioevo alcune strade collegavano Jano con le vicine località delle Lagune, Medelana e Luminasio. Oggi ci si arriva solo da San Leo. Merita comunque di andarci perchè Jano è un’isola di pace adagiata in una piana coltivata con al suo fianco un castagneto privato tenuto in maniera esemplare.


Informazioni tratte da infosasso.it

 


Dove si trova:

località Iano - 40037 Sasso Marconi (BO)
ITALIA


 

 

 

Pubblicato in Arte e Cultura
Leggi tutto...
Venerdì, 05 Aprile 2013 13:42

La Via dei Santuari

Un antico percorso che attraverso sette tappe, congiunge Bologna a Prato passando tra i più bei santuari dell'Appennino bolognese, antichi territori percorsi fin dall'antichità da viaggiatori, mercanti e pellegrini.
Qui era usanza collocare immagini sacre - in particolare della Vergine Maria - a protezione di strade, valichi e ponti, e cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale.


DOVE

Appennino Bolognese
Partenza: Bologna
Arrivo: Prato


TAPPE


 ALTRE INFORMAZIONI

"La Via dei Santuari"
CAI Bologna e CAI Prato (1999), Tamari Montagna Edizioni, Padova

 

Viaggiatori, mercanti e pellegrini da tempi immemori solcavano i tragitti lungo la dorsale dell'Appennino bolognese ed era usanza collocare immagini sacre - in particolare della Vergine Maria - a protezione di strade, valichi e ponti, e cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale.

Le immagini sacre, che diventavano luoghi di sosta e di preghiera, erano generalmente appese ad alberi, come ricordano molti dei toponimi (dell'acero, del faggio, del bosco, ecc.) dei luoghi di culto e santuari che in seguito vi sorsero, dapprima come semplici cappelle, in seguito trasformate in vere e proprie chiese e complessi sacri. La natura dei luoghi, selvaggia ed isolata, nel medioevo si prestò anche all'insediamento di eremitaggi e piccole comunità monastiche.

Per i pellegrini e i viaggiatori era frequente cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che si incontravano lungo il percorso, e col tempo presso tali luoghi vennero create locande ed ospitali che offrivano accoglienza e ristoro. Ve ne erano, ad esempio, presso i santuari della Madonna dell'Acero, della Madonna di Montovolo, della Madonna dei Fornelli e di quella di Boccadirio.

In alcuni casi, come a Montovolo, sorsero complessi di notevole importanza, dove si convogliavano i traffici commerciali con la vicina Toscana, dando vita a fiere e mercati annuali, e a nuovi borghi. Il centro di Monghidoro, il cui antico nome - Scaricalasino - ricorda appunto la tappa che qui facevano i mercanti, sorse proprio intorno ad una di queste fiorenti abbazie. I santuari e i luoghi di culto offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale, e questa particolare vocazione si ritrova anche in tempi più recenti, come nel caso della Madonna degli Emigranti a Gaggio Montano, la cui benedizione accompagnò coloro che partirono in cerca di lavoro oltreoceano, all'inizio del XX secolo, in quello che fu un vero e proprio esodo che lasciò spopolati molti dei piccoli centri dell'Appennino.

Le immagini sacre furono inoltre ritenute taumaturgiche durante le pestilenze e le epidemie di colera, ed erano oggetto di profonda devozione popolare, che si esprimeva attraverso solenni processioni durante la festa dell'Ascensione, in alcuni casi ancora oggi riproposte, come ad esempio quelle della Madonna dei Fornelli, della Madonna delle Grazie di Boccadirio, della Madonna di Brasa e della Madonna del Faggio, o della Madonna dei Boschi a Monghidoro.

Purtroppo, poiché in questa zona tra il 1944 ed il 1945 si attestò la cosiddetta "linea gotica", molti di questi santuari furono gravemente danneggiati, ed in alcuni casi completamente distrutti (Madonna del Sasso e della Rocca di Badolo, S. Maria di Zena, santuari di Rodiano e Calvenzano, Madonna di Brasa, Madonna degli Emigranti) dai bombardamenti alleati, e l'aspetto attuale è dovuto alle ricostruzioni del dopoguerra.

I Santuari toccati dall'itinerario

Bologna - Madonna di San Luca

Sasso Marconi - Madonna del Sasso

Sasso Marconi - Madonna della Rocca di Badolo

Marzabotto – Pieve di Panico

Marzabotto – Monte Sole, Chiesa di Casaglia

Grizzana Morandi - Santa Maria della Consolazione di Montovolo

Camugnano – Oratorio di San Luigi

Camugnano - Santuario Madonna dei Sette Dolori di Frascari

Castiglione dei Pepoli - Madonna delle Grazie di Boccadirio

Prato – Santa Maria di Montepiano

Prato – Sant'Anna in Giolica

"La Via dei Santuari"
CAI Bologna e CAI Prato (1999)
Tamari Montagna Edizioni, Padova

Via dei Santuari

CAI Bologna
CAI Prato

Altri percorsi in Appennino

Filter has no result

Pubblicato in Sport e Trekking
Leggi tutto...
Pagina 1 di 4
Back to Top