Giovedì, 08 Novembre 2018 14:41

La Via della Lana e della Seta

Pubblicato in Sport e Trekking
Mercoledì, 13 Giugno 2018 15:19

Via Romea dei Guidi

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Un itinerario che affascina il viaggiatore, attraversante una parte della Romagna e della Toscana estremamente selvaggia, suddiviso in 11 tappe per un totale di 205 km, con una particolare ricerca di collegamento fra i complessi monastici della zona, come la Pieve in Ottavo di Brisighella (RA), l’Abbazia di Santa Reparata a Marradi (FI),  l’Eremo di S. Barnaba a Gamogna, l'Abbazia di San Giovanni Battista in Acereto a Lutirano, l’Abbazia di San Benedetto in Alpe, l’Eremo ed il Monastero di Camaldoli ed infine  il santuario francescano della Verna.


DOVE

Romagna-Toscana (Bassa Ravennate – Alto Mugello – Casentino)
Partenza: Ravenna - Casal Borsetti (RA) Arrivo: Santuario della Verna (AR)


TAPPE

11 (media: circa 18 km a tappa)  


 ALTRE INFORMAZIONI

Via Romea dei Guidi

Le antiche strade romane che scavalcano l’Appennino videro nel Medioevo un andirivieni fitto e costante: genti da tutti i paesi, anche dalle lontane terre del Nord e dell’Est europeo andavano a Roma; passato in qualche valico il bastione delle Alpi, disperse in rivoli nella grande pianura del Po, affrontavano poi l’ostacolo insidioso degli Appennini. Gli ungari, i russi ed i tedeschi avevano la loro strada, la “melior via” per Roma, che chiamavano “Romea”, o “Teutonica”,  o anche “Germanica” o “di Alemagna”. Nel viaggio sfruttavano il sistema abbaziale, che doveva quindi coprire i due versanti montani, offrendo l’assistenza ai pellegrini e ai viandanti in un punto delicato come il valico dell’Appennino. L’osservazione storica è che sui medesimi territori e nella stessa spazio temporale, nasce (sec. X) e fiorisce il potere politico dei Conti Guidi: Conti palatini di Toscana, ebbero un vasto stato patrimoniale, e dominarono su gran parte della Romagna, fino al Pratomagno e al versante valdagnese della Toscana. Questo intreccio fra le due realtà ci ha incuriosito molto, creando il presupposto per lo studio e lo sviluppo del presente itinerario. 

Lasciamo la Via Romea Germanica all’altezza di Casal Borsetti (RA) e ci inseriamo in questa variante che avrà come compagni di viaggio i Conti Guidi, i Signori che dominarono nell’Appennino tosco-romagnolo nel medioevo. Ci allontaniamo dalla piccola cittadina di mare percorrendo un’ottima pista ciclopedonale, in direzione Ravenna, parallela alla costa ed arriviamo sul fiume Lamone. Da qui inizia un percorso che risale l’argine sinistro del Lamone fino ad arrivare a Villanova di Bagnacavallo. 4km e arriviamo alla E55 che sottopassiamo; altri 5,3km e attraversiamo la SP1. 10km e siamo a  Mezzano, il centro abitato dove possiamo trovare ristoro. Meno di 4km e siamo a Villanova.
Anche questa tappa si svolge lungo l’argine sinistro del fiume Lamone, attraversando piccole borgate e incontrando interessanti edifici storici.

Dal centro di Villanova ritorniamo verso il fiume, saliamo sull’argine  e giriamo a destra;  150m e sottopassiamo il Ponte della Pace. Continuiamo seguendo l’argine e dopo 4,80km arriviamo a Traversara, piccola località con un bel Palazzo torre. Sotto-passiamo la A14 per Ravenna, poi la SP253: se giriamo a destra, ma attenzione al traffico, possiamo arrivare in meno di 5km al centro di Bagnacavallo che certamente merita la fatica di questa variante.
Riprendiamo il cammino sull’argine e dopo circa 2km attraversiamo la ferrovia; 4km siamo sulla  SP20 (attenzione al traffico) e subito dopo altra linea  ferroviaria; 4km e siamo sopra il Canale Emiliano-Romagnolo, poco più di 3km e sottopassiamo la SP302, altri 4km e siamo sotto la A14 per Bologna. Ancora 7km  lungo l’argine del fiume Lamone ed entriamo in Via Filanda Vecchia che lasciamo dopo 280m per riprendere a sinistra l’argine; sottopassiamo la linea ferroviaria, superiamo Via Fratelli Rosselli e arriviamo al Ponte delle Grazie, giriamo a destra su Corso Saffi, 400m e siamo in centro a Faenza.

Dal centro di Faenza prendiamo Corso Matteotti, poi sempre diritto lungo Via Marconi, Via Firenze fino alla rotonda della Bocca dei Canali. Qui  abbandoniamo la strada principale, giriamo a destra sotto la ferrovia dove ha inizio il CAI 505 e saliamo per asfaltata seguendo le indicazioni per Castel Raniero. Superiamo l’ottocentesca neoclassica Villa Rotonda, un incrocio a destra e sulla sinistra la chiesa di Castel Raniero. Poco dopo Olmatello lasciamo al trivio l’asfaltata e saliamo per 1km a sinistra nel campo per sentierino fino a La Berta dove rincontriamo l’asfalto. Proseguiamo per asfaltata per circa 1,5 Km. In località Cà Nova lasciamo l’asfaltata e voltiamo a sinistra per carrozzabile. In breve la stradina inizia a scendere compiendo un ampio arco a sinistra. Appena passato un guardrail lasciamo la carrozzabile che continua in discesa e andiamo a destra: iniziamo un percorso per circa 7km inizialmente per largo sentiero, poi per traccia in salita costeggiando dei coltivi. Ha inizio la discesa per l’affilato calanco segnalata con cartello CAI. Prestare attenzione allo stretto crinale a Est di Traversara esposto e scivoloso con fondo bagnato e a Sud di M.Rinaldo in erosione, passaggio ancora esposto e scivoloso. Il sentiero risale verso il rudere di Ca’ Vicchio passa vicino ad un laghetto artificiale e arriva al borgo di Case Trebbo dove il CAI 505 prosegue costeggiando un campo. Innesto sull’asfaltata: a sinistra si va in meno di 2km a Brisighella, a destra si prosegue per il 505.

Da Brisighella ritorniamo sui nostri passi fino al borgo di Case Trebbo, innesto su strada asfaltata; giriamo a sinistra e  proseguiamo per il CAI505. Superiamo il  Manicomio (“E Manicomi” ristorante-bar da Mario) fino ad un bivio dove si svolta a sinistra per “Via Rontana” in salita con le indicazioni per il Parco del Carnè. Nei pressi di Ca’ Il Borgo incrocio con il CAI 511, noi  proseguiamo per l’asfaltata principale che sale a destra.200m e giriamo a destra. Seguiamo per 2,7km le indicazioni per il rifugio del Carnè e il centro visitatori sempre lungo il 505. Dal Carnè  proseguiamo per 500m sul CAI 505 in salita fino all’asfaltata che prendiamo a destra passando a fianco la casa di Collina ed in breve si inizia a scendere. Si prosegue sempre su asfaltata segnata CAI 505 trascurando l’innesto a sinistra sulla provinciale SP.63 per Fognano, poi quello a destra per Zattaglia e si oltrepassa il bivio per Torre Pratesi. Dopo circa 1 Km lasciamo la stradina asfaltata e, a sinistra, imbocchiamo la forestale chiusa da sbarra che in salita va verso il monte Giornetto. Il crinale domina le vallate del Lamone e del Sintria, attraversa boschi e scarpate e, con qualche passaggio pericoloso, segue il crinale con continui su e giù. Nei pressi di Poggio Termine incrocio a sinistra con CAI 579,  noi continuiamo dritti per il largo CAI 505 che porta a Ca’ Malanca, edificio ristrutturato ora adibito a museo della resistenza. Poco dopo Cà Malanca imboccchiamo il sentiero a destra CAI 627 che in 45 minuti ci porta all’agriturismo Il Poggiolo.

Dal Poggiolo ritorniamo sul sentiero CAI 627 fino a Cà Malanca. Da qui  proseguiamo, a destra, lungo l’asfaltata per abbandonarla poco dopo e seguire a destra i segni CAI 505 fino a Croce Daniele dove si trova l’omonimo Ristorante.  Proseguiamo per asfaltata in salita a fianco della piccola chiesa fino all’incrocio per l’Osservatorio di Monte Romano; proseguiamo per qualche metro poi giriamo a destra  sulla carrozzabile CAI 505; 800m e incontriamo una strada asfaltata che superiamo e continuiamo per 1km lungo una bella cresta in foresta; al trivio prendiamo a destra e continuiamo in cresta per 2km fino alla Chiesuola. Sempre seguendo il  CAI 505  lungo la cresta, superiamo Monte Gamberaldi (sopra l’agriturismo Gamberaldi) fino ad incrociare, dopo Le Lastre, l’antica mulattiera che collegava Palazzuolo sul Senio a Marradi. All’incrocio con il sentiero CAI 519, giriamo a  sinistra e, oltrepassate le case di Mondera, con 2,5km in discesa siamo a Poggio Cà del Falco; continuiamo a scendere, passiamo Cà del Vento e arriviamo a Marradi, di fronte alla stazione ferroviaria. Giriamo a sinistra e in 400m siamo sul ponte sul fiume Lamone; attraversiamo e seguiamo Via Fabroni che in 250m ci porta in centro.

Da Marradi attraverso un voltone in Via Fabbrini risalendo lo stretto “vicolo della Badia” segnato CAI 521. Appena risalito, lasciamo il vicolo per il sentiero a sinistra di fianco una casa con le indicazioni per il ristorante “Colombaia” Arrivati al ristorante “Colombaia”, ignorando l’asfaltata d’accesso, prendiamo la carrozzabile in piano di fianco ad una vecchia cappella che diventa cementata e inizia a salire. In prossimità di un crocifisso e una vecchia cisterna di cemento continua a destra per sentiero. Appena risaliti siamo in un largo stradello che va a sinistra e subito raggiungiamo la carrozzabile che teniamo a destra per pochi metri, poi la lasciamo perché il CAI 521 risale ripidamente a sinistra e continua passando sotto un traliccio della luce per andare a costeggiare una pineta. Stiamo sul CAI 521 che risale ripidamente fino alla grande casa colonica ristrutturata di Monte Gianni. Rimaniamo sulla sterrata in leggera salita che è sempre CAI 521. Aggiriamo il versante est di monte Castelnuovo superiamo un capanno di caccia in muratura dove il sentiero si allarga a mulattiera. Trascuriamo a destra il CAI 517/A per Botteghette e a sinistra il CAI 583 che s’inoltra nel bosco. All’incrocio successivo abbiamo due possibilità: o continuiamo per il CAI 521 o teniamo il CAI 521/B di crinale. Il CAI 521 prosegue a sinistra fino ad incrociare una sterrata che prendiamo a destra. Questa strada percorre a mezzacosta l’andamento sinuoso delle valli fino ad arrivare al cimitero, poi alla fonte ed infine all’Eremo di Gamogna. Il 521/B invece supera ripide creste e regala meravigliosi panorami, poi incrocia il 521/C, incontra una Piccola cappella abbandonata, e arriva alla mulattiera che passa a poca distanza da un grande rudere per innestarsi  sulla mulattiera CAI 521/AM che teniamo a sinistra in piano fino a  Gamogna, antico eremo dell’XI secolo nel quale vivono le monache delle Fraternità Monastiche di Gerusalemme. Dopo una doverosa visita alla chiesa e al delizioso chiostro, si prosegue sul sentiero CAI 521 che seguendo a mezzacosta l’andamento dei crinali, ci porta alle Case Nuove dell’Eremo incrociando l’asfaltata che da Marradi porta a San Benedetto. Svoltiamo a sinistra percorrendola per alcune decine di metri per imboccare poi a destra in salita un sentiero. In breve incrociamo la sterrata che a destra porta alla Capanna del Partigiano e al Monte Lavane mentre noi prendiamo a sinistra fino a raggiungere un grande cancello che non superiamo. Da li parte sulla destra il sentiero dell’Inferno segnalato CAI 429. E’ un sentiero che comincia in leggera salita e prosegue sulla cresta regalando ampie vedute panoramiche per poi scendere repentinamente verso le Case di Pian Baruccioli e poi all’Acquacheta. Nel punto di affaccio sulla possente cascata incrociamo il sentiero che prenderemo per raggiungere San Benedetto. Prima però non si può non proseguire per vedere al guado del Fosso di Cà del Vento la “Cascatella Piccola” e poi risalire lungo l’antica e sconnessa massicciata per arrivare alla Piana dei Romiti. Si tratta di un ampio pianoro più volte attraversato dal torrente Acquacheta che poi si lancia nel vuoto per formare la famosa cascata. Ritornati sui nostri passi prendiamo il sentiero CAI 407 che ci porterà facilmente a San Benedetto.
Da San Benedetto in Alpe subito dopo il ponte con cui la statale supera il Fosso Acquacheta, si prende a destra il sentiero n. 409, segnalato per le Cascate dell’Acquacheta passando per Monte del Prato Andreaccio, molto impegnativo soprattutto nel tratto iniziale. In corrispondenza di un bel punto panoramico, segnalato da un cartello, abbandoniamo il sentiero 409 che a destra riporta alla Cascata e noi proseguiamo sul crinale lungo il 419 che si allarga. Questo facile viottolo, conduce ad una strada bianca che a destra porta nuovamente alla Piana dei Romiti mentre noi proseguiamo a sinistra e seguiamo la stradina incontrando la sbarra del Crocione. In basso a sinistra si intravede il solitario Eremo dei Toschi oggi adibito ad agriturismo e raggiungibile in una decina di minuti. Il tragitto dalla sbarra del Crocione al Passo del Muraglione è una piacevole passeggiata su strada forestale fino alla Colla della Maestà e poi su sentiero in cresta che sfiora la Fiera dei Poggi dove in agosto si svolge la tradizionale fiera con animali, oggetti e prodotti locali. Proseguendo si arriva al Muraglione. Il bar del passo è molto frequentato soprattutto da motociclisti e dall’ampia terrazza si ammira il profilo del Falterona. Il Passo è incrocio di tante vie, di qui passa lo 00 il sentiero del crinale dell’Appennino che fa da spartiacque fra Adriatico e Tirreno. Facciamo attenzione ad imboccare il sentiero CAI 6 che scende, incrocia l’asfaltata dei Tre Faggi per poi abbandonarla in breve e ridiscendere. Si passa attraverso secolari castagneti, alcuni abbandonati altri ben curati, è un bosco silenzioso e solitario. All’incrocio con il sentiero CAI 6B, abbandoniamo il CAI 6 che porta a San Godenzo, per seguire il CAI 6B poi il CAI 7 e infine il CAI 14B che passando dal bel borgo di Serignana e poi da un piccolo cimitero ci porta a Castagno D’Andrea.

Da Castagno D’Andrea saliamo lungo il 16, incrociando più volte la strada, e arriviamo alla sbarra della forestale nei pressi della Fonte del Borbotto. Attraversiamo la sbarra e troviamo subito a destra il bel sentiero 17 che incontrando tanti luoghi ricchi di fascino e mistero, aggira il Monte Falterona. Gorga Nera, Capo D’Arno, Lago degli Idoli. Non è solo una passeggiata ma un tuffo in un passato lontano ricco di storie fantastiche. E com’è strano vedere la sorgente dell’Arno così piccola e modesta. A Capo D’Arno seguiamo il 3, passiamo dal suggestivo Lago degli Idoli e raggiungiamo il piccolo rifugio Vitareta. Proseguiamo per Vitareta fino al Passo di Bocca Pecorina dove ci immettiamo a sinistra nel sentiero 2. Attraversiamo ampi prati, trascuriamo a sinistra il sentiero 2A e proseguiamo dritti fino al castello di Porciano e infine, sempre lungo lo stesso sentiero, a Stia.

Dal centro di Stia, lungo la statale per il Passo della Calla, prendiamo lo stradello 72 che porta all’abitato di Lonnano. La prima notizia storica del luogo risale al 1007 quando Gisla, figlia di Tegrimo il vecchio dei Conti Guidi, fece una donazione al monastero di Strumi nella quale viene ricordato Lonnano. Da qui sempre lungo il sentiero 72 raggiungiamo l’asfaltata per Casalino. La percorriamo a sinistra per qualche centinaio di metri per poi lasciarla e seguire le indicazioni a sinistra per il sentiero 76 fino a croce Gaggi dove si prende il 74 fino al Sacro Eremo. Dopo la visita all’eremo proseguiamo per Camaldoli in continua discesa lungo il piacevole tracciato 68 incontrando la chiesetta dedicata a San Romualdo e più a valle quella dedicata alla Madonna delle Nevi.
Lasciamo il bellissimo borgo di Camaldoli con il suo imponente monastero. Il percorso inizia davanti al Museo della Forestale, a valle del ponte sul torrente Camaldoli, lungo il sentiero CAI 72 e dopo circa un’ora di salita, intramezzata da pochi punti dove poter riprendere respiro, un viale ci annuncia la vicinanza del Rifugio di Cotozzo (1114 m slm). È un piccolo edificio in muratura, con fuori una fonte, da poco rimesso in sesto. Si mantiene il 72 che da lì prosegue per Poggio Brogli. Poco dopo Poggio Brogli c’è un bivio, prendere a destra e proseguire fino ad incontrare un ruscelletto, dove c’è un palo che contiene la tabella con la scritta “bandita caccia e pesca”. Superiamo il ruscello e facciamo attenzione a non perdere la traccia nascosta in certi periodi da alte felci. Poco dopo il sentiero ne incrocia un altro, CAI 66, che trascuriamo proseguendo lungo il CAI 72. Si continua sempre per Badia e da qui inizia un tratto di falsopiano con brevi salite e discese (la Cavalla Pazza) e poco dopo ci si trova di fronte a un bivio: prendere il sentiero di destra (l’altro porta al passo dei Fangacci). Si giunge in località Casanova e immediatamente dopo l’edificio, si può svoltare a sinistra per un’antica mulattiera in ripida discesa, che porta su una strada sterrata e poi sulla provinciale e a Badia Prataglia.  Dalla chiesa di Badia si prende per via Eden, asfaltata e in discesa seguendo il CAI 73. Dopo poche centinaia di metri, si svolta a sinistra per una strada anch’essa asfaltata segnalata come “La Casa – il Romito”. Si supera il torrente Archiano in fondo alla valle e inizia l’ascesa del Poggio della Cesta. Si prosegue in leggera salita per poi scendere dolcemente fino ad un incrocio di sentieri (località “Quattro Vie”) con tabelle indicanti varie direzioni: si prosegue per “Frassineta”, sempre lungo il CAI 73, che si raggiunge dopo poco più di due ore da Badia. Nel piccolo borgo di Frassineta si trova una fontana con acqua potabile, che si raggiunge scendendo per una stradina asfaltata in mezzo alle poche case. Da Frassineta si prende una stradina sterrata in direzione sud indicante Rimbocchi CAI 70. Seguiamo sempre la stradina trascurando i segni a destra del sentiero 71. Ci si immette nella strada forestale che seguiamo a sinistra e raggiungiamo la massima altitudine (893 m). Da qui sempre lungo il CAI 70 raggiungiamo il paese di Rimbocchi che dall’alto già intravediamo. Oppure seguiamo le deviazioni CAI 70/A per raggiungere il rifugio alpino di Podere Santicchio.

Da Rimbocchi si segue la strada per Chiusi per qualche centinaio di metri, si attraversa il torrente seguendo il CAI 53, senza mai abbandonarlo. Durante la stagione invernale o in condizioni di grosse piogge, è difficile attraversare il fiume. In questo caso l’alternativa da Rimbocchi è risalire l’asfaltata per Bibbiena per 500 metri circa e prendere il Cai 52 che si ricongiunge in cima al poggio con il CAI 53. Poi si attraversa l’asfaltata che contorna il M. Penna e si continua per il CAI 53. In breve si arriva ai piedi delle rupi, attraversando La Ghiacciaia, dove antiche frane avvolte dalla foresta conservano la neve fino a primavera inoltrata, per poi giungere alla base del Precipizio, alla cui sommità si affacciano gli edifici della Verna. Varcato un cancello si incrocia l’antico viottolo lastricato che sale da La Beccia, principale accesso pedonale al Santuario: otto secoli fa, lungo questa via san Francesco salì al monte per la prima volta circondato da uno stormo di uccelli vocianti. Ci immergiamo nell’austerità del luogo, ammirando come la pietra dell’edifico sia un tutt’uno con la natura circostante. Dal Santuario si scende per la vecchia mulattiera e per vicoli e in breve si arriva a Chiusi della Verna dove si trovano altri punti per riposare o mangiare.

LA PRIMA TAPPA: DA CASAL BORSETTI (RA) A VILLANOVA
Lunghezza: 30 km
Salita: 8 m
Discesa: 0 m

LA SECONDA TAPPA: DA VILLANOVA A FAENZA
Lunghezza: 25,30 km
Salita: 34 m
Discesa: 0 m

LA TERZA TAPPA: DA VILLANOVA A BRISIGHELLA
Lunghezza: 18 km
Salita: 496 m
Discesa: 413 m

LA QUARTA TAPPA: DA BRISIGHELLA A IL POGGIOLO
Lunghezza: 18,87 km
Salita: 966 m
Discesa: 684 m

LA QUINTA TAPPA: DA IL POGGIOLO A MARRADI (FI)
Lunghezza: 18,43 km
Salita: 784 m
Discesa: 868 m

LA SESTA TAPPA: DA MARRADI A SAN BENEDETTO IN ALPE (FC)
Lunghezza: 22 km
Salita: 1097 m
Discesa: 925 m

LA SETTIMA TAPPA: DA SAN BENEDETTO IN ALPE (FC) A CASTAGNO D’ANDREA (FI)
Lunghezza: 17,11 km
Salita: 984 m
Discesa: 765 m

LA OTTAVA TAPPA: DA CASTAGNO D’ANDREA A STIA (AR)
Lunghezza: 17,1 km
Salita: 797 m
Discesa: 1071 m

LA NONA TAPPA: DA STIA A CAMALDOLI
Lunghezza: 14,7 km
Salita: 983 m
Discesa: 608 m

LA DECIMA TAPPA: DA CAMALDOLI A RIMBOCCHI
Lunghezza: 18,4 km
Salita: 1020 m
Discesa: 1297 m

LA UNDICESIMA TAPPA: DA RIMBOCCHI A LA VERNA
Lunghezza: 6,5 km
Salita: 722 m
Discesa: 146 m


Difficoltà: il percorso presenta moderate difficoltà tecniche nella buona stagione: occorre porre attenzione nel periodo invernale. La classificazione escursioni CAI è di (E) per tutte le tappe, tranne la prima (T).

La Via Romea dei Guidi

Altri percorsi in Appennino

Pubblicato in Sport e Trekking
Giovedì, 15 Febbraio 2018 15:28

Lago di Bilancino

Lago di Bilancino - 50031 Barberino di Mugello (FI)
Per maggiori informazioni contattare il comune Barberino del Mugello www.comunebarberino.it - Tel. 055 84771

Dopo la disastrosa alluvione di Firenze del 1966, l’ipotesi di costruire una diga nei pressi di Bilancino per regolare le piene dell’Arno e al tempo stesso rifornire di acqua potabile l’area Firenze-Prato, si fa concreta e nel 1984 partono i lavori per la creazione dell’invaso artificiale di Bilancino, che termineranno coi necessari collaudi nel 2002.

Oggi il lago si presenta come risorsa turistica offrendo molteplici attività all’aria aperta. Oltre alla pesca sportiva, infatti, il lago permette di praticare sport nuovi, non solo per il territorio del Mugello, come la canoa, la vela e il windsurf.
La massima capacità idrica del lago è di 69 milioni di metri cubi d’acqua, lo specchio d’acqua raggiunge i 5 kmq, con una profondità massima di 31 metri. Con i suoi alti piloni in cemento armato l’assetto viario della sponda nord ha un forte impatto visivo, dovendo svolgere la funzione di collegamento veloce con l’autostrada e il capoluogo, mentre la strada che costeggia la riva opposta si ricongiunge alla via Bolognese mediante gallerie scavate sotto il Poggio di Campiano, borgo che vide i natali di illustri componenti della famiglia Medici.
Chi oggi guarda per la prima volta il lago non può leggere, se non marginalmente, i caratteri del precedente assetto territoriale essendo finiti sott’acqua campi, strade e case coloniche.

I lavori per la realizzazione del Lago di Bilancino sono stati teatro di un’importante scoperta archeologica, che ha mutato le conoscenze finora possedute sulla dieta degli uomini del Paleolitico. Il Gruppo Archeologico di Scarperia ha infatti individuato un insediamento preistorico nell’area di Bilancino, scavato negli anni 1995-96. In tale insediamento furono rinvenuti una macina e un macinello-pestello datati a 30.000 anni fa e la presenza su di essi di tracce di amido, rappresentano non solo la prova dell’uso alimentare delle piante, ma soprattutto di una vera e propria ricetta per la preparazione di cibi di origine vegetale, contrariamente a quanto si riteneva in precedenza (uomini cacciatori e quasi unicamente carnivori). Inoltre, sono stati l’occasione del ritrovamento del cosidetto Ponte del Colambaiotto, di origine romana, costruito per l’attraversamento della Sieve e legato probabilmente al passaggio in questa valle della strada denominata Flaminia Militare.

Intorno alle rive del lago vi sono percorsi pedonali e cicloturistici, oltre a una spiaggia attrezzata che offre ombrelloni, sdraio, lettini e servizio di ristoro.

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Lunedì, 12 Febbraio 2018 14:34

Faro dei Caduti della Montagna

Sasso di Rocca - 40041 Gaggio Montano (Bo)
Per maggiori informazioni www.comune.gaggio-montano.bo.it- Telefono 0534 38003

Nel cuore antico di Gaggio Montano, nell'Appennino bolognese, arroccato sul Sasso di Rocca simbolo del Paese, sorge l'unico Faro in montagna d'Italia. Si tratta del Faro dei Caduti della Montagna, costruito nel 1952 in onore dei Caduti di tutte le guerre su progetto dell'Ingegner Giuseppe Rinaldi.
Prima della costruzione del Faro, sulla sommità del grande blocco ofiolitico, sorgeva un piccolo edificio con orologio a campana.
Oggi il Faro non è solo un monumento storico ma è divenuto per il paese ed il territorio un importante punto turistico, qui infatti si gode di un incantevole panorama sul paesaggio appenninico circostante fatto di piccoli borghi, campanili, prati, pascoli e cime montuose.

INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

Il Faro è situato in posizione panoramica, per raggiungerlo è necessario salire una scalinata.

Faro dei Caduti della Montagna
Sasso di Rocca - 40041 Gaggio Montano (Bo)
Per maggiori informazioni www.comune.gaggio-montano.bo.it- Telefono 0534 38003

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Pubblicato in Arte e Cultura
Lunedì, 12 Febbraio 2018 09:09

Porancè

Pubblicato in Ristorazione
Giovedì, 08 Febbraio 2018 14:23

Madognana

Località Madognana - Alto Reno Terme (BO)
Per maggiori informazioni contattare il comune Alto Reno www.comune.altorenoterme.bo.it Tel. 0534 521103

Madognana è un borgo situato nel comune di Alto Reno Terme, in provincia di Bologna, sovrastante Porretta Terme.

Posto sull'Appennino tosco-emiliano, è un piccolo abitato cinquecentesco, come attesta un documento risalente al 1202.

Nella piazzetta principale del paese trova luogo una cappella, affrescata da un pittore ungherese Adam Kisléghi-Nagy.

Oggi il borgo è poco popolato, tuttavia in estate si assiste ad un ripopolamento del luogo, quando i proprietari delle case ne fanno rientro per trascorrervi le vacanze.

E' possibile raggiungere il borgo sia tramite la strada asfaltata sia con suggestivi percorsi escursionistici che lo collegano ad altri borghi e paesi dell'Appennino bolognese come Porretta Terme o Granaglione.

Borgo di Madognana

Località Madognana - Alto Reno Terme (BO)
Per maggiori informazioni contattare il comune Alto Reno www.comune.altorenoterme.bo.it Tel. 0534 521103

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Giovedì, 08 Febbraio 2018 13:50

Chiapporato

Località Chiapporato - 40032 Camugnano (BO)
Per maggiori informazioni contattare direttamente il comune www.comunecamugnano.gov.it oppure Tel. 0534 41711

Chiapporato è un piccolo borgo disabitato situato nel comune di Camugnano, in provincia di Bologna.

Si trova a quota 791 m. s.l.m. immerso nell'Appennino tosco-emiliano vicino alla frazione di Stagno in prossimità del confine con la Toscana e la città di Prato.

Il borgo è di origine cinquecentesca, abitato da carbonai, pastori e boscaioli. Nel borgo sono ancora visibili e conservati un antico lavatoio, un forno, una buca della posta e alcune targhe sui muri delle case.
È presente anche una chiesa, quella di San Giovanni Battista, sovrastante il borgo, che è stata restaurata nel 2005. 

E' possibile raggiungere e visitare il borgo a piedi attraverso sentieri escursionistici e panoramici.

Borgo di Chiapporato

Località Chiapporato - 40032 Camugnano (BO)
Per maggiori informazioni contattare direttamente il comune www.comunecamugnano.gov.it oppure Tel. 0534 41711

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Pubblicato in Arte e Cultura
Martedì, 23 Gennaio 2018 01:31

Altare

Comune di Altare

Via Annibale Restagno 2
17041 Altare (SV)

Numeri utili 
Centralino 019 58005
Fax 019 58071

www.comune.altare.sv.it 

ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

LUOGHI CONSIGLIATI

  • Bocchetta di Altare

  • Museo dell’Arte Vetraria Altarese – Villa Rosa

  • Monastero Induista Svami Gitananda Ashram Marici

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  • Chiesa parrocchiale di Sant’Eugenio

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  • Oratorio di San Rocco

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  • Trattoria Locanda San Rocco – via Restagno Annibale, 1 –  Tel. 019 58256

  • Ristorante Quintilio – Via Antonio Gramsci, 23 – Tel. 019 58000

  • Trattoria K2 – SP5 – Tel. 019 58086

  • Pizzeria La Reggia –  Via XXV Aprile, 20 – Tel. 019 204 4276

  • Antica Locanda Da Lella – Affittacamere Di Sabina Bormioli – Via Roma, 57 – Tel. 339 689 2917

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Pubblicato in Comuni tappa ABT
Mercoledì, 17 Maggio 2017 13:20

Castello Malaspina di Varzi

Piazza Umberto I - Vicolo Odetti - Varzi (PV) - Cell. 346 9588786 - Sito www.castellodivarzi.com  E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il Castello Malaspina sorge nel borgo medievale di Varzi, circondato dal verde delle colline della Valle Staffora, in Oltrepò Pavese. 

Nel dicembre 2015, dopo un restauro trentennale, operato con buon gusto e tanto coraggio dalla famiglia dei Conti Odetti di Marcorengo, che lo ha ereditato dall’ultima discendente dei Malaspina, il Castello ha aperto i suoi spazi al pubblico, con l’intento di ospitare eventi che possano valorizzare e promuovere l’intero territorio oltrepadano.

Era il 1164 quando l’imperatore Federico Barbarossa concesse al nobile casato dei Malaspina il feudo che includeva i territori che vanno dalle colline di Rivanazzano Terme fino all’attuale Lunigiana della Toscana, incluso il Varzi e il nucleo di case che sorgevano sopra le sue mura perimetrali. L’origine dell’antico maniero è quindi difensiva, ma presto divenne la “dimora di campagna” attorno alla quale si consolidò il borgo.

La porzione ancora oggi identificata come “Casa del Fattore” conserva un muro del 1200, profondo oltre 1 metro e mezzo, ed è il primo su cui cade l’occhio accedendo dalla Piazza del Municipio (Piazza Umberto I). Quelle che erano le vecchie stalle sono oggi la sala delle "Antiche Mangiatoie", uno spazio ideale per allestire mostre e conferenze, mentre il sovrastante fienile è ora il "Salone Faustino Odetti", location ideale per i ricevimenti. Con l’adiacente "Sala Donna Caterina", la "Sala della Voliera" e le camere al piano superiore - la "Suite degli Sposi" a la "Stanza dell’Abate Malaspina" - questo corpo di fabbrica rappresenta il nucleo eretto, nel XV secolo, sul muro perimetrale costruito sull’alveo del fossato. 

Le cantine hanno mantenuto intatta la loro struttura diventando la "Galleria dei Sassi Medievali", adibita a zona espositiva insieme al suggestivo locale circolare che, a ricordarne la funzione, è stato battezzato "Antica Ghiaccia".

Iniziative organizzate

Il Castello ospita eventi sia privati, sia pubblici, in occasioni dei quali propone visite guidate anche all’ala privata, risalente al 1500 e che, non essendo mai passata in mani esterne alla famiglia Malaspina-Odetti, conserva al suo interno pezzi d’epoca tramandati di generazione in generazione.

Castello Malaspina di Varzi

Piazza Umberto I - Vicolo Odetti - Varzi (PV) - Cell. 346 9588786 - Sito www.castellodivarzi.com  E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Pubblicato in Arte e Cultura
Mercoledì, 26 Aprile 2017 13:44

Museo delle Statue Stele

Castello del Piagnaro - Pontremoli (MS)
Per maggiori informazioni www.statuestele.org  Tel. 0187 831439 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il Museo delle Statue Stele lunigianesi (MUST), situato nel Castello del Piagnaro a Pontremoli (MS), espone la metà della statutaria preprotostorica finora rinvenuta nel bacino del fiume Magra, 41 stele sulle 82 complessive finora censite. Inaugurato nel 1975 dal suo fondatore, Augusto Cesare Ambrosi, alla presenza dell’allora Ministro per i Beni Culturali e Ambientali Giovanni Spadolini, tra il 2009 e il 2015 è stato interamente riprogettato e riallestito dall’arch. Guido Canali su incarico del Comune di Pontremoli.

Alcuni felici soluzioni espositive già adottate nell’allestimento Ambrosi - la luce radente sulle stele, gli apparati divulgativi tenuti a distanza per non turbare la forte carica emozionale dei monumenti - sono state notevolmente migliorate. 

Emblematica la scelta voluta dall’arch. Canali per mostrare il gruppo “Groppoli”, un allineamento di sette stele collocate in ambiente semioscurato con le sole stele illuminate, presentate come sospese nella loro integrità con un impatto emotivo di grande effetto.

Il percorso museale si avvale di tecniche del racconto multimediale che informano il visitatore introducendolo ai vari argomenti che sta per incontrare. 

Nell’ambito dell’accessibilità culturale è allestita una sala sensoriale in cui le tre tipologie di stele possono venire toccate mentre si ascolta una spiegazione attraverso campana acustica in tre lingue: italiano, francese, inglese.

Per le scuole e fruitori particolarmente esigenti è presente una sala del racconto nella quale tutti i principali argomenti del megalitismo a stele sono contemplati ed illustrati dai protagonisti della ricerca scientifica.

Il percorso museale è privo di barriere architettoniche.

INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

Orari di apertura 01 Ottobre - 31 maggio

orario continuato 09.30 - 17.30 - chiuso il lunedì

25 dicembre - chiuso

26 dicembre - aperto 14.30/17.30

01 gennaio - aperto 14.30/17.30

lunedì di pasquetta - aperto

 

Orari di apertura 01 giugno - 30 Settembre

orario continuato 10.00 - 18.30 - tutti i giorni

 

Orari di apertura 01 agosto - 31 agosto

orario continuato 10.00 - 19.30 - tutti i giorni

Il Castello del Piagnaro è situato sulla collina che domina in direzione nord il borgo di Pontremoli: è parte integrante del sistema difensivo della città assieme alle mura e alle torri che difendevano il borgo medievale. Sorto intorno all'anno mille con funzioni di difesa e di controllo stradale ha rappresentato l'ultimo baluardo della difesa dei cittadini di Pontremoli in svariate occasioni; il suo nome, "Piagnaro", deriva dalle "piagne", lastre in arenaria utilizzate in Lunigiana per realizzare i tetti delle abitazioni. Presenta un ingresso in pietra sormontato dallo stemma dei Medici, seguito da altri portali che conducono, sulla sinistra, nelle sale centrali, oggi ospitanti il Museo delle Statue Stele, e, di fronte, nel vasto cortile ospitante un antico pozzo; dal cortile, tramite una gradinata, si sale sulla terrazza dominante la vallata e tutto l'abitato, e da qui si passa al nucleo più antico del castello, caratterizzato da un torrione (mastio) a pianta semiellittica e da una serie di stanze, che in passato ospitarono i governatori e le truppe militari. Attualmente il castello è stato interamente restaurato sia nel suo aspetto esterno che in quello interno, con il rifacimento e l'allestimento delle stanze che sono state adibite a foresteria per i pellegrini del Giubileo del 2000 e successivamente, per tutti coloro che desiderano soggiornarvi.

Museo delle Statue Stele
Castello del Piagnaro - Pontremoli (MS)
Per maggiori informazioni www.statuestele.org  Tel. 0187 831439 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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