Martedì, 15 Marzo 2016 08:22

Lago della Ninfa

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Lago della Ninfa - Monte Cimone - Sestola (MO)
Per maggiori informazioni contattare il comune Sestola www.comune.sestola.mo.it Tel. 0536 62743

Immerso tra faggi e conifere, alle pendici nord-orientali del Monte Cimone, ad una quota di 1503 m slm troviamo un suggestivo angolo di pace e tranquillità: il Lago della Ninfa. Questa meta è ideale in ogni periodo dell'anno, poichè costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni ma è anche un attrezzato centro per lo sci di fondo e da discesa.

Ciò che rende ancora più unica l'atmosfera che qui si respira è la leggenda che vi aleggia...si tramanda infatti, che il suo nome derivi dalle vicende amorose tra un giovane cacciatore e una bellissima fanciulla, la Ninfa del Lago.

Tutto iniziò in una bellissima e tersa giornata, quando un cacciatore stanco per il tanto camminare decise di sedersi sulle rive del Lago per rinfrescarsi e riposarsi. Dopo poco la sua attenzione fu catturata dall'apparizione di una splendida fanciulla sull'altra riva dello specchio d'acqua. Essa lo guardò con i suoi occhi cristallini che lo fecero andare in visibilio e scomparì... il giovane, sorpreso dall'amore, iniziò a cercarla ovunque e a tutte le persone che incontrava gli chiedeva chi fosse quella splendida fanciulla. I carbonai della zona, sentendo la sua descrizione gli dissero di lasciar perdere, che era una creatura pericolosa e malefica, ma il giovane accecato dall'amore non li ascoltò e continuò a cercare la Ninfa. Finalmente ritornato sulle rive del Lago la vide in tutto il suo splendore e non potè fare altro che dichiararle tutto il suo amore. La Ninfa, dopo averlo guardato a lungo con i suoi occhi ammalianti, fece comparire sul Lago un ponte di cristallo, che congiungeva le due rive e iniziò un soave canto che portò il cacciatore ad imboccare il ponte per raggiungere la sua amata. Non fece nemmeno in tempo a raggiungere la metà del ponte che questo si dissolse ed il povero giovane cadde nelle acque gelide del Lago e morì. Dopo l'accaduto si narra che la Ninfa, pentita dall'aver ucciso quel povero ragazzo innamorato si gettò anch’essa nelle acque ghiacciate e morì. 
Da quel giorno, capita, che si possano vedere sulla superficie del lago, fluttuare due nuvolette vicine che non sono altro che il giovane Cacciatore e la sua bella Ninfa. 

Il Lago della Ninfa permette di far vivere ai suoi visitatori momenti emozionanti e autentici a contatto con una natura in parte ancora selvaggia e misteriosa.

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Pubblicato in Natura
Mercoledì, 19 Agosto 2015 15:12

GT Service snc



Pubblicato in Negozi
Venerdì, 13 Marzo 2015 16:45

Pro loco Il Quinto Casa Calistri

Pubblicato in Negozi
Venerdì, 24 Ottobre 2014 08:26

Chiesa della Beata Vergine del Cigno

Località Mogne - 40032 Camugnano (Bo)
Per maggiori informazioni www.comunecamugnano.gov.it Tel. 0534 41711 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Su uno sperone roccioso che segna il corso del torrente Brasimone, la piccola chiesa della Beata Vergine del Cigno, sorge sui resti di una costruzione altomedievale in pietra, forse una fortificazione a torre, di cui si conservano tratti di muri di fondazione. Una prima chiesa fu costruita nel 1521, ma l'aspetto attuale risale agli anni 1786-1789. Vi si venerava l'immagine in terracotta della Madonna del Carmine, conservata oggi nella chiesa di S. Michele Arcangelo. 

La dedica all'edificio deriva dallo sperone di roccia su cui venne costruita, formato da lastre di arenaria che precipitavano nella gola formata dal torrente Brasimone.
L'intitolazione potrebbe derivare proprio da questi cosiddetti "cinghi", come sinonimo di "cigli" dal latino cilium che successivamente venne storpiato in italiano in "Cigno".

INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

L'area è accessibile senza prenotazione ne' biglietto.

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Pubblicato in Arte e Cultura

Via Bargi, 1 - 40032 Camugnano (Bo)
Per maggiori informazioni Vicariato di Alta Valle del Reno Tel. 051 910028 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La chiesa sorge su di un cucuzzolo, dove nel medioevo si trovava il munito castello,che appartenne ad un ramo della famiglia dei signori di Stagno alleati dei Pistoiesi: la chiesa fondata tra il XI e XII secolo probabilmente dagli stessi signori, è dedicata a due santi che furono fra i più diffusi protettori del pellegrinaggio medioevale.Nel 1739 la chiesa, tra le prime della diocesi, ottenne il fonte battesimale.

La chiesa di Bargi è una delle più importanti del territorio per la ricchezza degli arredi e per i pregevoli dipinti, alcuni dei quali conservati attualmente dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Bologna.

I dipinti sono databili tra il XVII e il XVII secolo; ricordiamo in particolare la pala di Alessandro Tiarini eseguita attorno al 1630 dedicata alla Madonna del Rosario, circondata dai 15 misteri con bambino che tiene in mano una rosa; altra pala d'altare molto interessante, sempre del '600 raffigura la Madonna con bambino e Santi, sullo sfondo è dipinto il panorama di Bargi all'epoca.

Nella chiesa si conserva inoltre un pregevole organo settecentesco, uno dei più importanti della provincia di Bologna.

INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

Vicariato di Alta Valle del Reno

Tel. 051 910028

E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Chiesa dei Santissimi Giacomo e Cristoforo
Via Bargi, 1 - 40032 Camugnano (Bo)
Per maggiori informazioni Vicariato di Alta Valle del Reno Tel. 051 910028 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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Lago della Ninfa

Lago della Ninfa - Monte Cimone - Sestola (MO)Per maggiori informazioni contattare il comune Sestola www.comune.sestola.mo.it Tel. 0536 62743 Immerso tra faggi…

    Terme e Sci

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    Pubblicato in Arte e Cultura
    Mercoledì, 02 Aprile 2014 14:02

    Strada Romana Flaminia Militare

    Costruita per scopi strategico – militari seguiva la sommità delle dorsali per dominare agevolmente il territorio, evitare imboscate ed attraversamenti di corsi d’acqua. Il nome di Flaminia Militare, attribuito alla strada da Santi e Agostini, oltre a distinguerla dalla via Flaminia, è dovuto anche al probabile utilizzo predominante per il transito veloce delle legioni tra Fiesole e Bologna.


    DOVE

    Appennino Tosco-emiliano
    Anticamente collegava Bologna ad Arezzo


     ALTRE INFORMAZIONI

     legambientessr.blogspot.it

    La via Flaminia Militare è un'antica strada romana, voluta dal Senato Repubblicano e costruita dai Legionari e schiavi Liguri al comando del Console Caio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) ed Aretium (Arezzo), la cui esistenza ci è unicamente tramandata da Tito Livio.

    Il nome Flaminia Militare è stato assegnato dagli studiosi per distinguerla dalla via Flaminia tracciata nel 220 a.C. dal padre di Caio Flaminio, Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con Rimini. 

    Il tratto compreso tra il passo della Futa ed il paese di Madonna dei Fornelli è anche noto come 'strada della Futa' o 'strada della Faggeta'.

    La costruzione della Flaminia Militare è contemporanea alla via Emilia costruita dall'altro Console Marco Emilio Lepido; lo scopo del Senato era quello di istituire una rete stradale per permettere veloci collegamenti militari tra Piacentia, Bonomia, Ariminum (Rimini). Aretium (Arezzo) e Roma, per rendere sicuri i territori emiliani e romagnoli dopo la loro conquista ai danni dei Celti e controllare, la dorsale appenninica prima occupata dalle tribù Liguri, poi sconfitti, assoggettati e resi schiavi, nello stesso 187 a.C.

    Contrariamente alla via Emilia, la Flaminia Militare perdette progressivamente importanza per il consolidarsi della presenza romana nei territori emiliani e con l'affermarsi di Florentia su Arretium nel versante toscano, venendo meno la sua utilità militare.

    Sull'esatto percorso per lungo tempo sono state avanzate 2 diverse ipotesi: la prima "Flaminia Militare" che utilizza il tracciato del crinale tra i torrenti Savena e Setta verso il passo della Futa; la seconda "Flaminia minor", basata principalmente su di una serie di toponimi, ipotizza un percorso più a est, sui crinali del torrente Idice e Sillaro verso il passo del Giogo di Scarperia, lungo un tracciato costellato di ritrovamenti archeologici di insediamenti etruschi e romani per Mugello e Casentino.

    Nell'agosto del 1979 Franco Santi e Cesare Agostini, due archeologi dilettanti originari di Castel Dell'Alpi, che sulla base della citazione di Tito Livio e delle testimonianze orali si erano messi alla ricerca della strada, hanno riportato alla luce il primo tratto di basolato (il tipico selciato romano) nascosto sotto circa 60 cm di terra e foglie accumulatesi nei 22 secoli, alle pendici del Monte Bastione, alcuni chilometri a nord del passo della Futa, aprendo un periodo di studi, dibattiti ed ulteriori scoperte archeologiche per un complesso di 7 siti archeologici.

    Si tratta di un ritrovamento eccezionale anche in relazione al fatto che generalmente i romani utilizzavano il basolato solamente per le strade urbane, mentre quelle extraurbane erano solitamente con il "glareum", cioè l'odierna strada bianca in ghiaia. L'ipotesi di Santi e Agostini è che trattandosi di un terreno argilloso, non calcareo su di un passo appenninico, i romani avessero deciso di realizzare una pavimentazione solida per garantire la transitabilità in tutti i periodi dell'anno.

    Nel corso delle varie campagne di scavo realizzate negli ultimi 35 anni, sono stati individuati vari tratti di basolato, alcuni dei quali perfettamente conservati, per un totale dei diversi siti di 12 chilometri, principalmente in alta quota sopra i 1000 metri. Proprio questa caratteristica del tracciato può presumibilmente essere causa dell'abbandono, date le evidenti problematiche nei mesi invernali. E' da ritenere fondata l'ipotesi che esistano sotto terra altri tratti di basolato, ancora da scoprire.

    Da alcuni anni LEGAMBIENTE ha adottato la strada romana, formando un gruppo di Guide Volontarie, che conducono con passione i visitatori ed escursionisti nei boschi per ammirare i basolati, che ogni anno vengono puliti e ben conservati per tramandare la storia del nostro Appennino tosco-emiliano. Recentemente sono state collocate tre bacheche con cartelli segnaletici e informativi sui quadrivi stradali a Monte Bastione, Madonna dei Fornelli e Pian del Voglio, utili per la conoscenza dei percorsi per della strada romana.

    Il percorso transappenninico

    Questa strada in sostanza, partendo da Bologna, si portava sul crinale a Paderno, poi lo seguiva sempre fino al valico della Futa attraversando Pieve del Pino, le pendici di monte Adone, Brento, Monterumici, Monzuno, Monte Venere e Monte Galletto, Madonna dei Fornelli, Monte dei Cucchi, Pian di Balestra, monte Bastione, monte Poggiaccio, Poggio Castelluccio, il passo della Futa, monte Poggione nel Mugello, fino a Fiesole. Da questa città fino ad Arezzo i saggi di scavo sono stati più problematici per la presenza di proprietà private recintate. La situazione dei luoghi non ha tuttavia impedito di effettuare prospezioni che hanno fatto intuire l'intero tracciato romano.

     

    Per visitare la strada romana

    A piedi, percorrendo in parte la “Via degli Dei” (percorso segnato da sentieri CAI, carrarecce e qualche tratto di asfalto, che unisce Bologna a Fiesole) e che tocca in sequenza tutti i siti archeologici, segnati in giallo nella cartina accanto. È percorribile tutto l’anno da escursionisti opportunamente preparati e attrezzati, tenendo conto che i tratti visibili dei basolati si trovano ad una quota variante tra i 900 e i 1200 metri sul livello del mare, in zone disabitate e boscose.

    Circolo LEGAMBIENTE SettaSamoggiaReno

    Via Agucchi n. 84 / 10° A - 40133 - Bologna - telefono 051.4141070 - fax 051.311712

    cellulare: claudio 348.5618663 – e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    e-mail circolo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Circolo Legambiente Setta Samoggia Reno

    Via Agucchi n. 84 / 10° A
    40133 - Bologna
    Tel. 051 4141070

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    Pubblicato in Sport e Trekking
    Venerdì, 05 Aprile 2013 13:42

    La Via dei Santuari

    Un antico percorso che attraverso sette tappe, congiunge Bologna a Prato passando tra i più bei santuari dell'Appennino bolognese, antichi territori percorsi fin dall'antichità da viaggiatori, mercanti e pellegrini.
    Qui era usanza collocare immagini sacre - in particolare della Vergine Maria - a protezione di strade, valichi e ponti, e cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale.


    DOVE

    Appennino Bolognese
    Partenza: Bologna
    Arrivo: Prato


    TAPPE


     ALTRE INFORMAZIONI

    "La Via dei Santuari"
    CAI Bologna e CAI Prato (1999), Tamari Montagna Edizioni, Padova

     

    Viaggiatori, mercanti e pellegrini da tempi immemori solcavano i tragitti lungo la dorsale dell'Appennino bolognese ed era usanza collocare immagini sacre - in particolare della Vergine Maria - a protezione di strade, valichi e ponti, e cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale.

    Le immagini sacre, che diventavano luoghi di sosta e di preghiera, erano generalmente appese ad alberi, come ricordano molti dei toponimi (dell'acero, del faggio, del bosco, ecc.) dei luoghi di culto e santuari che in seguito vi sorsero, dapprima come semplici cappelle, in seguito trasformate in vere e proprie chiese e complessi sacri. La natura dei luoghi, selvaggia ed isolata, nel medioevo si prestò anche all'insediamento di eremitaggi e piccole comunità monastiche.

    Per i pellegrini e i viaggiatori era frequente cercare ospitalità nei monasteri e nelle abbazie che si incontravano lungo il percorso, e col tempo presso tali luoghi vennero create locande ed ospitali che offrivano accoglienza e ristoro. Ve ne erano, ad esempio, presso i santuari della Madonna dell'Acero, della Madonna di Montovolo, della Madonna dei Fornelli e di quella di Boccadirio.

    In alcuni casi, come a Montovolo, sorsero complessi di notevole importanza, dove si convogliavano i traffici commerciali con la vicina Toscana, dando vita a fiere e mercati annuali, e a nuovi borghi. Il centro di Monghidoro, il cui antico nome - Scaricalasino - ricorda appunto la tappa che qui facevano i mercanti, sorse proprio intorno ad una di queste fiorenti abbazie. I santuari e i luoghi di culto offrivano ai viaggiatori protezione non solo materiale, ma anche spirituale, e questa particolare vocazione si ritrova anche in tempi più recenti, come nel caso della Madonna degli Emigranti a Gaggio Montano, la cui benedizione accompagnò coloro che partirono in cerca di lavoro oltreoceano, all'inizio del XX secolo, in quello che fu un vero e proprio esodo che lasciò spopolati molti dei piccoli centri dell'Appennino.

    Le immagini sacre furono inoltre ritenute taumaturgiche durante le pestilenze e le epidemie di colera, ed erano oggetto di profonda devozione popolare, che si esprimeva attraverso solenni processioni durante la festa dell'Ascensione, in alcuni casi ancora oggi riproposte, come ad esempio quelle della Madonna dei Fornelli, della Madonna delle Grazie di Boccadirio, della Madonna di Brasa e della Madonna del Faggio, o della Madonna dei Boschi a Monghidoro.

    Purtroppo, poiché in questa zona tra il 1944 ed il 1945 si attestò la cosiddetta "linea gotica", molti di questi santuari furono gravemente danneggiati, ed in alcuni casi completamente distrutti (Madonna del Sasso e della Rocca di Badolo, S. Maria di Zena, santuari di Rodiano e Calvenzano, Madonna di Brasa, Madonna degli Emigranti) dai bombardamenti alleati, e l'aspetto attuale è dovuto alle ricostruzioni del dopoguerra.

    I Santuari toccati dall'itinerario

    Bologna - Madonna di San Luca

    Sasso Marconi - Madonna del Sasso

    Sasso Marconi - Madonna della Rocca di Badolo

    Marzabotto – Pieve di Panico

    Marzabotto – Monte Sole, Chiesa di Casaglia

    Grizzana Morandi - Santa Maria della Consolazione di Montovolo

    Camugnano – Oratorio di San Luigi

    Camugnano - Santuario Madonna dei Sette Dolori di Frascari

    Castiglione dei Pepoli - Madonna delle Grazie di Boccadirio

    Prato – Santa Maria di Montepiano

    Prato – Sant'Anna in Giolica

    "La Via dei Santuari"
    CAI Bologna e CAI Prato (1999)
    Tamari Montagna Edizioni, Padova

    Via dei Santuari

    CAI Bologna
    CAI Prato

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    Pubblicato in Sport e Trekking
    Venerdì, 16 Novembre 2012 11:01

    Grotte di Labante

    Località San Cristoforo di Labante - 40034 Castel d'Aiano (Bo)
    Per maggiori informazioni www.comune.casteldaiano.bo.it  Tel. 051 6735711 - e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

    A pochi chilometri da Bologna, nel Comune di Castel d'Aiano, vi è un fenomeno carsico che, dal punto di vista strettamente scientifico, deve essere considerato ancora più importante dei "Gessi Bolognesi", non fosse altro che per la sua rarità.
    Si tratta della più grande grotta primaria nei travertini d'Italia e forse una delle più grandi del mondo: la Grotta di Labante.

    Queste cavità naturali, infatti sono molto rare, e soprattutto, difficilmente superano i 4-5 metri di lunghezza. Le Grotte di Labante raggiungono addirittura i 51 metri con un dislivello di 12.

    Sopra la grotta è presente anche una cascata naturale alimentata dalla stessa sorgente che ha dato origine alla formazione calcarea, e se viene osservata con il sole alle spalle, regala un arcobaleno molto suggestivo.
    L'interno è attraversato da cunicoli e pertugi nei quali l'azione naturale dell'acqua ha plasmato vegetali e cristalli di calcite dalle forme più strane. 

    La Grotta di Labante è situata al centro di un bellissimo parco adatto a escursioni sia a piedi sia in bicicletta.

    Storicamente, risulta essere la prima cavità naturale del bolognese di cui si conservi memoria scritta.

     

    INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

    L'area è accessibile senza prenotazione ne' biglietto.

    Ad oggi l'area interna delle grotte non è visitabile al pubblico.

    Solamente una piccolissima parte del territorio della Provincia di Bologna è sede di fenomeni carsici e gli unici che sono effettivamente noti al grande pubblico, ampiamente studiati e documentati, sono quelli nei gessi messiniani, situati essenzialmente nella prima fascia collinare a corona di Bologna. Le Grotte di Labante sono, a livello strettamente scientifico, uno degli esempi più rari e affascinanti del settore.

    Nel 2005, inoltre, venne constatato che il pavimento del cunicolo, che collega le due entrate principali delle Grotte di Labante, era costituito da un accumulo di vari centimetri di spessore di ciottoli arrotondati, che si rilevarono essere una delle cose più rare che le grotte possano ospitare: le pisoliti, dette anche perle di grotta, poichè il loro modo di riprodursi è del tutto simile a quello delle perle all'interno dell'ostrica.

    Grotte e Cascata di Labante
    Località San Cristoforo di Labante - 40034 Castel d'Aiano (Bo)
    Per maggiori informazioni www.comune.casteldaiano.bo.it  - Telefono 051 6735711 - Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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    Venerdì, 09 Novembre 2012 10:37

    Chiesa di Alvar Aalto

    Riola - 40030 Grizzana Morandi (BO)
    Per maggiori informazioni contattare il comune Grizzana Morandi www.comune.grizzanamorandi.bo.it Tel. 051 6730311

    Il complesso parrocchiale di Riola, progettato nel 1966 e costruito tra il 1976 e il 1978, rappresenta, nel lungo itinerario architettonico di Alvar Aalto, l'unico 'episodio italiano', eccezion fatta per il piccolo padiglione finlandese per la Biennale di Venezia del 1956, restaurato nel 1976.

    Il progetto di Riola si inserisce nel quadro di quel rilancio dell'attività edilizia degli enti religiosi, promosso dalla curia bolognese e incoraggiato dal Concilio Vaticano II, teso a sperimentare nuovi spazi liturgici e a favorire l'esecuzione di modelli architettonici di una nuova concezione funzionale della chiesa parrocchiale.
    Il complesso è costituto da chiesa, sagrato, campanile, casa canonica e opere parrocchiali. La chiesa vera e propria – "la prima Chiesa cattolica dopo tante Chiese luterane progettate e costruite dall'Architetto finlandese" – è caratterizzata da una pianta asimmetrica ed è stata ideata "come un'aula comunitaria dalla capienza flessibile". Infatti, per mezzo di una porta scorrevole, la parete d'ingresso può essere completamente aperta sul grande piazzale pedonale del sagrato, che viene così a costituire un ulteriore ampliamento dello spazio liturgico. La navata lascia filtrare la luce, la cui intensità è maggiore nella zona dell'altare della celebrazione, centro focale di tutto lo spazio. La cattedra e l'ambone per le letture sono posti a lato, in posizione di equilibrio tra l'altare e la croce presbiteriale in legno. Dall'area presbiteriale verso l'assemblea dei fedeli si apre la schola per il canto, provvista di organo, il cui piano a gradoni sale lievemente, favorendo così un contatto più diretto di quest'ultimo spazio con quello assembleare. Sul lato destro dell'aula, in posizione ribassata, è situato il battistero, che riceve luce dall'alto attraverso un lucernario a piramide e su un lato dalla vetrata fissa affacciata verso il fiume. Il relativo vano permette la presenza dei fedeli al rito battesimale ed è in stretto rapporto con quello della chiesa. 

    La struttura portante è costituita da sei archi di diverse dimensioni. Anche le "vele" della copertura – "che 'si rompe' negli shed dallo sviluppo inclinato, affacciati a Nord" – sono state eseguite in stabilimento e successivamente trasportate ed assiemate in cantiere.

    Le finiture di facciata sono state realizzate con lastre di pietra arenaria dello spessore di 4 cm. All'interno la pavimentazione è in piastrelle di cotto toscano di 30×30 cm, ad eccezione della zona presbiteriale, pavimentata con listelli di marmo bianco di Carrara con levigatura a rustico. L'intera superficie interna della chiesa è stata finita con rivestimento murale plastico rasato, di colore bianco. Gli arredi di sacrestia, le panche, le lampade e le maniglie in bronzo delle porte sono state realizzate su disegni di Aalto. 

    Il campanile, terminato nel 1994, costituito da "lame" verticali di cemento armato gettato in opera, rispetta il posizionamento occupato nella planimetria generale aggiornata da Aalto nel 1976.

    Recentemente è stata ultimata anche la zona porticata a lato del sagrato, che viene così a definire ulteriormente l'intero complesso architettonico del grande maestro finlandese.

    La Santa Messa all'interno della Chiesa è celebrata ogni domenica alle ore 11.00.

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    Lunedì, 23 Novembre 2015 08:15

    Rocchetta Mattei

    Ponte Rocchetta, 46A - 40030 Grizzana Morandi (Bo)
    Per maggiori informazioni www.rocchetta-mattei.it Tel. 051 6730311 / 35 - E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Situata sull'Appennino bolognese, su di un'altura posta a 407 metri sul livello del mare, in località Savignano nel comune di Grizzana Morandi, fu la dimora del conte Cesare Mattei, letterato, politico e medico autodidatta fondatore dell'elettromeopatia, pratica fondata sull'omeopatia. 

    Cesare Mattei nacque a Bologna l'11 gennaio 1809 da famiglia agiata, e crebbe a contatto con i massimi pensatori dell'epoca come Marco Minghetti, Antonio Montanari, Rodolfo Audinot e Paolo Costa. E' stato uno dei fondatori della Cassa di Risparmio a Bologna.
    Nel 1847 ricevette la nomina di Conte da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio, la fortezza di Magnavacca. Dopo la morte della madre nel 1844 inizia a credere che la medicina classica non sia stata in grado di curare la madre e nemmeno di alleviarne il dolore durante la sua malattia. Questo è il motivo del suo ritiro presso la tenuta di Vigorso dove inizia a studiare una "nuova medicina".

    L'acquisto dei terreni dove sorgevano le rovine dell'antica rocca di Savignano risalirebbe al 1850 ed il 5 novembre dello stesso anno venne posata la prima pietra del castello che avrebbe chiamato poi  "Rocchetta".  

    Per il Conte Mattei la Rocchetta fu il luogo del viaggio verso un sapere ben preciso, dedicando quasi tutta la vita allo studio di una scienza medica empirica, denominata Elettromeopatia, che praticava presso il castello e che lo ha portato a  fama mondiale nel ventennio 1860-1880.

    La Rocchetta Mattei fu poi venduta a Primo Stefanelli, dopo i vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti. Questo dopo aver aggiunto particolari inesistenti in precedenza come prigioni, pozzo a rasoio ecc. lo gestisce come attrazione fino a quando non viene chiusa per problemi di stabilità e sicurezza.

    Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (Carisbo) acquista il castello e dopo un accurato studio progettuale ne inizia il consolidamento ed un fedele restauro giunto ad oggi a circa 2/3 del totale. Da Agosto 2015, la parte ristrutturata, è stata riaperta al pubblico secondo un accordo siglato da Fondazione, Comune di Grizzana Morandi, Proloco di Riola e supporto delle altre associazioni del paese.

    INFORMAZIONI per VISITARE il LUOGO

    La Rocchetta Mattei è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 10 alle ore 15 nel periodo invernale e dalle 9,30 alle 13 e dalle 15 alle 17,30 durante il periodo estivo.

    Il biglietto di ingresso costa 10 €.
    L’ingresso è gratuito tutte le prime domeniche del mese.

    La prenotazione è obbligatoria.

    L'architettura dell'edificio

    L'insieme di edifici che forma il castello odierno è collocato su un complesso medievale, appartenuto agli imperatori Federico il Barbarossa e Ottone IV e dominio della Contessa Matilde di Canossa, che vi tenne come custode un vassallo, Lanfranco da Savignano. La necessità della difesa del passaggio sul Reno rese prezioso questo castello ai sovrani del tempo. Caduto in potere dei Bolognesi, e creata una linea difensiva più avanzata, la rocca divenne inutile e fu distrutta nel 1293.
    Prima di scegliere come luogo per la costruzione del suo castello la località Savignano, pare che Cesare Mattei avesse visitato diversi luoghi. Il luogo fu preferito per molte ragioni: la comodità dell'accesso, l'isolamento del rialzo roccioso formante un gigantesco piedistallo naturale, la situazione del luogo sulla confluenza dei fiumi Limentra e Reno, le vallate dei quali domina sovrano questo scoglio in faccia al pittoresco gruppo di Montovolo e Monvigese. Lo stile prevalente è il moresco, a cui si aggiunge l'architettura italiana medioevale e moderna.

    Rocchetta Mattei
    Ponte Rocchetta, 46A - 40030 Grizzana Morandi (Bo)
    Per maggiori informazioni www.rocchetta-mattei.it Tel. 051 6730311 / 35 - E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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