Vivi Appennino promuove un’idea di turismo lento, consapevole e sostenibile lungo tutta la dorsale appenninica, con uno sguardo speciale rivolto al Sud Italia, spesso oscurato dalla forza attrattiva delle coste ma custode di un patrimonio naturale e umano di straordinaria intensità . Qui, tra parchi nazionali ancora intatti e paesaggi lontani dalle rotte del turismo di massa, si svelano tradizioni antiche che non hanno mai smesso di vivere, rinnovate oggi dall’energia delle nuove generazioni. È un incontro profondo tra comunità e territorio, un legame autentico che si apre con naturalezza a chi arriva da fuori.
In questo scenario prende vita il Viaggio dell’Appennino Bike Tour Festival 2026, promosso da Vivi Appennino in collaborazione con Appennino Bike Tour e i 14 Comuni appenninici ospitanti: un percorso che attraversa anche i monti della Campania e della Basilicata, terre unite da una cultura pastorale forte, radicata e ancora oggi viva, fatta di allevamento, produzione casearia e transumanza che continua a scandire il ritmo delle stagioni.
Dove la transumanza diventa racconto: l’anima dell’Appennino tra Campania e Basilicata
L’11 luglio 2026, il Festival approda in Campania, a Valle Agricola (CE), nel cuore del Parco Nazionale del Matese. Qui la storia si intreccia con la natura da millenni: già in epoca sannita questi territori erano attraversati dai pastori lungo l’antico sistema dei tratturi, le grandi vie della transumanza stagionale. Strade di terra battuta che diventano nel tempo vere e proprie arterie culturali, capaci di collegare l’Appennino al Tavoliere delle Puglie, permettendo alle greggi di spostarsi e agli uomini di incontrarsi. Da questi movimenti lenti e continui nasce un patrimonio immenso, fatto non solo di paesaggi, ma anche di scambi, contaminazioni, lingue, cognomi e storie condivise che ancora oggi raccontano l’identità di queste comunità .
L’Italia lenta che resiste: tra tratturi, riti e montagne del Sud
Il viaggio prosegue il 12 luglio in Basilicata, a Castelsaraceno (PZ), borgo sospeso tra due parchi straordinari: il Parco Nazionale del Pollino e il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Qui la montagna ha disegnato un’economia profondamente legata alla pastorizia ovina, sostenuta da pascoli d’alta quota, clima asciutto e razze adattate nel tempo a vivere questi ambienti essenziali e autentici.
A Castelsaraceno, la tradizione non è solo memoria: è vita quotidiana che si manifesta ancora oggi nella piazza del paese, durante la festa patronale di Sant’Antonio, protettore degli animali e del mondo rurale. Qui prende forma il suggestivo rito della “Ndennaâ€, una celebrazione intensa e partecipata che culmina nella scalata del tronco rituale, gesto antico carico di significato, tra devozione e comunità . Accanto a queste tradizioni, il territorio si racconta anche attraverso il Museo della Pastorizia, custode della memoria materiale di questo mondo, e attraverso la sua cucina identitaria, dove spicca il Tagliatizzo, formaggio di pecora stagionato che racchiude il sapore autentico della montagna.
I sentieri, i tratturi e i passaggi che attraversano questi territori non sono solo vie di comunicazione: sono fili invisibili che per secoli hanno tenuto insieme economie, famiglie e culture. Una rete viva, costruita lentamente dal passo dei pastori, che ha dato forma alle comunità appenniniche e ne ha garantito la sopravvivenza e lo sviluppo.
Oggi quell’eredità continua a parlare attraverso i borghi, i paesaggi e le tradizioni che l’ABT Festival 2026 invita a riscoprire: un viaggio dentro l’Italia più profonda, dove ogni passo è incontro e ogni luogo è racconto.













